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EINAUDI E ADELPHI SONO DIVENUTI UNA COMPONENTE IMPRESCINDIBILE DELLA CULTURA ITALIANA. Anna Raffetto in un’intervista di Aleksandr Sergievskij

 

Da quanto tempo la casa editrice Adelphi è presente nel mercato librario italiano? Quando e da chi è stata fondata?
Nel luglio 1961 Luciano Foà, Segretario generale dell’Einaudi, lascia la Casa editrice torinese per fondare a Milano l’Adelphi (dal nome greco che significa «fratelli, sodali»). Con Foà collabora fin dalla prima ora il grande intellettuale Roberto Bazlen, e in seguito studiosi del calibro di Giorgio Colli, Sergio, Solmi, Claudio Rugafiori; al gruppo fondatore iniziale si unirà subito il giovanissimo Roberto Calasso che nel 1971 assumerà la guida della Casa editrice in qualità di Direttore editoriale. Dal 1990 Calasso, ormai già scrittore affermato, ricoprirà anche la carica di consigliere delegato dell’Adelphi, e a partire dal 1999 ne diventerà il Presidente.

Qui apro una breve parentesi e aggiungo a quanto detto dalla mia interlocutrice che la casa editrice «Adelphi», fondata da Luciano Foà (1915 2005), critico letterario, esperto editore, ma anche manager di talento, con la partecipazione di Roberto Olivetti, erede della celebre società, fin dai primi anni di vita si è distinta per una politica innovativa sul fronte del mercato editoriale e librario italiano. Foà tentava in primo luogo di svincolarsi dai consueti canoni ideologici a cui si faceva riferimento e a cui tuttora fanno riferimento alcuni suoi colleghi nella selezione del materiale. Foà aveva deciso di percorrere la propria strada ampliando in particolare lo spettro della letteratura tradotta attingendo da correnti e latitudini diverse e ponendo in primo piano la qualità e la novità della produzione libraria. Foà ha dedicato particolare attenzione agli scrittori della Mitteleuropa, all’epoca poco tradotti in Italia, da Nietzsche a Hesse a Walzer, agli autori americani come Philip Roth e gli scrittori della «Beat generation» allora sconosciuti al grande pubblico dei lettori italiani, a correnti come la letteratura spirituale orientale, i miti dei popoli della Terra (compresi i miti antichi), alla filosofia del buddismo zen, all’arte europea del XX secolo e altro ancora. D’allora, il logo di «Adelphi», un antico pittogramma cinese che simboleggia «la morte e la rinascita» e ricorda le sagome di due figure umane, è divenuto garanzia di qualità di forma e contenuto. «Adelphi» non è certo la prima casa editrice italiana in termini strettamente editoriali quali tiratura, distribuzione etc., ma fin dall’inizio ha occupato una propria nicchia nel mercato della produzione libraria e persino nelle difficili condizioni economico-finanziarie degli ultimi anni continua a influire significativamente sul carattere del processo editoriale e sulle priorità dei lettori italiani. Dal 2006 quasi metà delle azioni «Adelphi» appartiene al maggior gruppo editoriale italiano «RCS Media Group», che possiede inoltre le case editrici «Rizzoli», «Bompiani», «Fabbri», «Marsilio» e altre. 

Qual è la tiratura della produzione editoriale di Adelphi negli ultimi anni?
Domanda tecnica, che riguarda la gestione aziendale, alla quale non posso rispondere: le tirature di ogni libro possono variare, a seconda del tipo di pubblicazione, da poche migliaia a parecchie decine di migliaia.

Lei ha lavorato a lungo per Einaudi, se la sentirebbe di porre a confronto il ruolo di queste due case editrici nel contesto dell’attività libraria ed editoriale del Paese e metterne in evidenza punti di divergenza e contatto? 
L’Einaudi — nata nel 1933, in un momento in cui gli spazi di libertà d’espressione e di stampa erano pressoché nulli sotto il regime fascista — ha incarnato per lunghi e cruciali decenni della storia del Paese un ideale di libertà che si nutriva di esplorazioni e conoscenze in campi disciplinari disparati, in ambito sia letterario, sia scientifico, sia tecnico. Nella produzione editoriale dell’Einaudi si fondevano linee diverse ma complementari di pensiero espresse da personalità quali Luigi Einaudi, Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Benedetto Croce, Leone Ginzburg. I libri che l’Einaudi ha pubblicato nel tempo sono sempre stati, per citare le parole del suo fondatore, Giulio Einaudi, «al servizio di un sapere unitario e molteplice, ben sapendo [la Casa editrice] che ogni libro si integra agli altri suoi libri, ben sapendo che, senza questa integrazione, questa compenetrazione dialettica, si rompe un filo invisibile che lega ogni libro all’altro, si interrompe un circuito, anch’esso invisibile, che solo dà significato a una casa editrice di cultura, il circuito della libertà». 
L’Adelphi nasce in un momento storico diverso e in una diversa temperie culturale: la sua fortuna è determinata dalla spinta a percorrere strade fondamentali del sapere rimaste ancora sconosciute in un Paese già aperto a molteplici sollecitazioni culturali. Il successo dell’Adelphi è legato alla capacità di far conoscere opere letterarie, filosofiche e scientifiche di grande impegno, ma sempre caratterizzate da un approccio originale. Particolare è l’attenzione dedicata alla cultura mitteleuropea. Accanto alla scelta di conciliare visioni di autori fa loro molto distanti, l’Adelphi è stata in grado, fin dalla sua fondazione, di introdurre nomi a volte poco noti nel panorama mondiale, ma rivelatisi poi di grande influenza sulla cultura contemporanea (Nietzsche, Schopenauer, Elias Canetti, Robert Walzer, Joseph Roth, Hermann Hesse, Georges Dumézil, Sören Kierkegaard, Gottfried Benn, Thomas Bernhard, Oliver Sacks, Jorge Luis Borges, Bruce Chatwin, Milan Kundera, Vladimir Nabokov, Marina Cvetaeva, Iosif Brodskij, Vasilij Grossman).
Si può senz’altro affermare che l’Einaudi storica, intendo la Casa editrice diretta da Giulio Einaudi (scomparso nel 1999), e l’Adelphi di Luciano Foà e Roberto Calasso sono indissolubilmente legate alla storia culturale dell’Italia moderna e ne rappresentano lo spirito migliore, nutrito dal desiderio di sapere, da un istinto di libertà e dall’ apertura verso sempre nuove frontiere della conoscenza.

Quali sono le principali direzioni dell’attività editoriale di Adelphi in cui si articola la produzione libraria odierna? 
La produzione Adelphi si muove in varie direzioni. Qui per ragioni di spazio posso solo indicare alcune tra le collane principali. Accanto alla collana dei «Classici» (Giordano Bruno, Benedetto Croce, Machiavelli, Montaigne, Sallustio, ecc.) si deve ricordare la fondamentale edizione delle opere complete di Nietzsche condotta con acribia filologica sui testi originali. Di grande rilievo sono anche le collane di saggistica. La collana «Saggi» si occupa di filosofia, etologia, psicologia, storia della cultura, matematica e fisica (Massimo Cacciari, James Hillman, René Girard, Konrad Lorenz, Paolo Zellini, Robert Darnton, Isaiah Berlin). «Il ramo d’oro» esplora ambiti attinenti alla mitologia, alla storia dell’arte, alla sinologia, ai simbolismi delle culture occidentali e orientali (Jan Assman, Jurgis Baltrušajtis, Pavel Florenskij, Wendy Doniger, Marcel Granet, Karl Kerény). «La collana dei casi» si sofferma su racconti esemplari legati alla storia passata come all’attualità (Nina Berberova della Storia della baronessa Budberg, Lidija Čukovskaja di Incontri con Anna Achmatova, Benedetta Craveri con Madame du Deffand, i Diari di Nijinsky, Interviste e incontri di Carl Gustav Jung, Anna Politkovskaja con La Russia di Putin, Diario russo, Per questo, Azar Nafisi con Leggere Lolita a Teheran, Helga Schneider con Il rogo di Berlino). Una collana fondamentale è la «Biblioteca Adelphi» in cui convergono grandi scrittori italiani e stranieri (Borges, Miłosz, Szymborska, Simone Weil, Faulkner, Blixen, Naipaul, Calasso, Pessoa, Joseph Roth, Valery, Tommaso Landolfi, Auden, Ingeborg Bachmann. Tra i russi è il caso di ricordare Nabokov, Brodskij, Gogol’, S. Aksakov, Berberova, Kandinskij, Platonov, Puškin, Lermontov, Šalamov, Rozanov, Šestov, Avvakum). Mentre la collana «Fabula» è riservata propriamente ai narratori contemporanei, sia italiani sia stranieri (Leonardo Sciascia, Milan Kundera, Muriel Spark, Fleur Jaeggy, Ruben Gallego, Anna Maria Ortese, Guido Morselli, Salvatore Niffoi, Frank McCourt, Jean Echenoz, Dai Sijie). 

Se non vado errato, Einaudi è stato il primo tra gli editori italiani a lanciare sul mercato libri economici in formato tascabile, i cosiddetti Tascabili appunto. Quando e in quale contesto si è avvertita l’esigenza di un progetto simile tra i lettori? E Adelphi ha al proprio attivo qualcosa di simile?
Avviata nel 1989 da Oreste Del Buono, la collana economica conta ormai circa 1500 titoli a catalogo. Nell’aprile del 1992 è stata ridisegnata nella grafica e nell’impostazione editoriale: tre diverse sezioni — letteratura, saggi, classici — distinte ciascuna da colori differenti, aiutano a orientare le scelte del lettore. Via via nel tempo la collana si è arricchita di altre serie, tra cui voglio ricordare la «Serie bilingue» (1993) che prevede l’opera in lingua originale affiancata dalla traduzione (Lermontov Geroj našego vremeni [Un eroe del nostro tempo]; Thomas Mann Tonio Kröger; James Joyce The Dead [I morti]); Scrittori tradotti da scrittori (1995; F. Kafka Il processo, tradotto da Primo Levi; R. L. Stevenson Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde, tradotto da Carlo Fruttero e Franco Lucentini; G. Flaubert Madame Bovary, tradotto da Natalia Ginzburg; W. Shakespeare La tempesta, tradotta in napoletano da Eduardo De Filippo; R. Queneau I fiori blu, tradotto da Italo Calvino); «Stile libero» (1996) che continua a riscuotere un grande successo tra i lettori esplorando la narrativa contemporanea emergente (un esempio per tutti: il romanzo di Niccolò Ammaniti Io non ho paura diventato anche un film). 
Per quanto riguarda Adelphi a partire dal 1989 si è avviato un progetto simile, a cui nel 2006 si è aggiunta una collana di modesta tiratura chiamata «Biblioteca minima» di cui fanno parte libri economici intorno alle 50-100 pagine. Proprio al suo interno stati pubblicati autori quali Elizabeth Bishop (Il mare e la sua sponda), Benedetta Craveri (Maria Antonietta e lo scandalo della collana), W.G. Sebald (Il passeggiatore solitario), Wisława Szymborska (Due punti), Irène Némirovsky (La moglie di don Giovanni).

Con quali difficoltà deve oggi fare i conti la casa editrice Adelphi?
Posso rispondere solo per l’Adelphi dal momento che ho lasciato l’Einaudi undici anni fa e non ho dati precisi sulla sua situazione commerciale, che ritengo comunque buona. l’Adelphi, nonostante la crisi economica generalizzata del nostro Paese, non conosce flessioni nelle vendite e si colloca ai primi posti tra le case editrici nazionali.

Quale posto occupa la letteratura tradotta, in particolare russa nell’attività di Adelphi ed Einaudi?
Le indicazioni che ho dato rispondendo alle domande precedenti dimostrano la grande attenzione di entrambe le Case editrici nei confronti della produzione letteraria e saggistica in lingue straniere. La letteratura russa vanta una gloriosa tradizione in Casa Einaudi che risale ai tempi in cui Leone Ginzburg collaborava con Giulio Einaudi; una tradizione mantenuta viva e arricchita dai collaboratori successivi, da Tommaso Landolfi ad Angelo Maria Ripellino a Vittorio Strada. L’Einaudi ha pubblicato i grandi classici russi come pure i contemporanei: Dostoevskij, Tolstoj, Gogol’, Turgenev, Saltykov-Ščedrin, Leskov, Čechov, Afanas’ev, Puškin, Lermontov, Belyj, Babel’, Bulgakov, Tjutčev, Platonov, Mandel’štam, Pasternak, Oleša, Šklovskij, Aksënov, Kaverin, Kazakov, Nekrasov, Achmatova, Zoščenko, Tendrjakov, Solženicyn. 
ВA partire dall’inizio degli anni Novanta e dall’esplosione editoriale indotta dalla perestrojka, come editor della slavistica ho avuto la possibilità di far uscire in Italia alcuni dei più significativi autori del momento — I. Metter, S. Kaledin, T. Tolstaja, V. Vojnovič, F. Iskander — e ad acquisire i diritti per scrittori come L. Ulickaja e A. Eppel’ che però sarebbero stati pubblicati più tardi, quando ormai avevo lasciato la Casa editrice. Il clima culturale particolarmente propizio in quegli anni mi ha anche consentito di far pubblicare da Einaudi classici indispensabili al pubblico italiano: Il passato e i pensieri di Herzen, scelte molto ampie delle poesie dell’Achmatova e di Baratynskij, La poesia dei giardini e le memorie di D. S. Lichačëv; mentre purtroppo sono rimasti inediti, custoditi nell’archivio Einaudi, altri testi importanti come alcuni scritti di Evgenija Ginzburg.
Nell’ultimo decennio l’assenza di un editor di slavistica interno all’Einaudi ha drasticamente ridotto la pubblicazione di autori russi. Adelphi ha sviluppato inizialmente sia l’interesse per pensatori come Rozanov, Šestov e Florenskij, sia la ricerca e la valorizzazione di autori eccellenti come Prišvin, Sergej T. Aksakov, Charms, Chodasevič. Per venire ad anni più recenti, voglio ricordare i grandi successi dei libri di Nina Berberova, Marina Cvetaeva, Iosif Brodskij, Vladimir Nabokov, autore quest’ultimo di cui Adelphi ha i diritti esclusivi per l’Italia. E non bisogna dimenticare Vasilij Grossman, di cui Adelphi ha pubblicato nel 1987 Tutto scorre e nel 2008 Vita e destino nella versione integrale e definitiva, un vero e proprio caso editoriale per il successo riscosso da parte sia del pubblico sia della critica. Una significativa apertura nei confronti della narrativa e saggistica contemporanee viene rivelata da due recentissime e fortunate scelte editoriali: Bianco su nero di Ruben Gallego e i tre volumi di «cronache russe» firmati da Anna Politkovskaja.

Quale riscontro di pubblico ha oggi la letteratura russa in Italia? Chi, a Suo avviso, tra gli scrittori russi, anche contemporanei, gode di maggior popolarità tra i lettori italiani?
Negli ultimi anni la situazione in Italia è cambiata; mi spiace dover ammettere che nel mondo editoriale c’è meno urgenza di scoprire nuovi autori russi, mentre continuano a essere riproposti, direi in modo abbastanza regolare, i grandi classici. Qualche anno fa è esploso il «caso Pelevin», ma si è presto smorzato, almeno presso il grande pubblico, sia perché i temi dei suoi romanzi sono molto radicati nelle specifica realtà storica e sociale della Russia, sia e soprattutto perché il suo raffinato, magnifico stile non ha trovato in Italia traduttori adeguati.
Comunque ci sono quattro nomi di scrittori che hanno goduto o godono tuttora di una popolarità davvero grande in Italia: Izrail’ Metter, scoperto negli ormai lontani anni Novanta, e in epoche più recenti Ruben Gallego, Anna Politkovskaja e Vasilij Grossman. Azzardo poi una previsione: il futuro successo di Pavel Sanaev con Seppellitemi dietro il battiscopa (Nottetempo, 2011), un libro che avrei voluto per l’Adelphi

Quale autore russo proporrete prossimamente ai lettori?
Pubblicheremo in primavera i racconti di Grossman, in tempo per presentarli al Salone del Libro di Torino, di cui quest’anno è ospite d’onore proprio la Russia. (Ricordiamo che l’intervista si è tenuta nel gennaio del 2011 — A. S.)

So che all’attività editoriale affianca la traduzione letteraria dal russo e dall’inglese. Quali autori traduce? Quali traduzioni le sono particolarmente care? Quale posto occupa tra queste ultime un lavoro piuttosto recente, la traduzione dall’inglese dell’ultimo e mai pubblicato romanzo di Nabokov L’originale di Laura? E a tal proposito ha avuto modo di prendere visione della traduzione russa, e se sì, a Suo avviso, è all’altezza dell’originale?
Tra gli autori tradotti mi piace ricordare subito A. Pogorel’skij e la sua Gallina nera: quella fu la mia prima traduzione dal russo; piacque a Italo Calvino che la fece pubblicare dall’Einaudi nel 1983. E poi Metter (Il quinto angolo, Genealogia, Muchtar, i racconti …); Lichačëv (La poesia dei giardini con tutte le traduzioni poetiche tratte da vari autori: Achmatova, Žukovskij, Venevitinov, Puškin , Baratynskij, ecc.); saggi critici di V. Lakšin, e di V. Rudič, V. Gitin, B. Filippov (per la Storia della letteratura russa diretta da E. Etkind, G. Nivat, I. Serman, V. Strada) ; V. Šalamov (La quarta Vologda); Iosif Brodskij (Poesie di Natale); V. Nabokov (Fuoco pallido; il racconto Natale; L’originale di Laura; Parla, ricordo). 
Sono profondamente affezionata ai «miei» autori che ho tradotto solo per passione, mai per imposizione, a parte L’originale di Laura, lavoro che ho affrontato (consapevole dei limiti costituiti da un abbozzo di romanzo) su precisa richiesta di Dmitri Nabokov e Roberto Calasso. 
Comunque un posto particolare nel mio cuore occupano le traduzioni di poesia, tra cui desidero ricordare il poema Fuoco pallido di V. Nabokov e le poesie natalizie di Brodskij; insieme vorrei anche citare la mia ultima, amatissima fatica: la prosa altamente poetica di Parla, ricordo, libro uscito nel novembre 2010.
So del grandissimo successo che Laura i eе original ha riscosso in Russia, un successo superiore, credo, a quello di qualsiasi altro paese, e conosco il professor Barabtarlo che è stato così cortese da inviarmi una copia del suo lavoro: la sua traduzione è particolarmente aderente al «modello originale», e, tra l’altro, è accompagnata da un’introduzione ricca di stimoli sorprendenti quanto interessanti.